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Aggressioni al personale sanitario, infermieri e OSS colpiti mentre lavorano, sicurezza assente nei turni più critici.

Quello che sta accadendo al Pronto Soccorso di Ascoli Piceno non può più essere archiviato come fatto episodico.

Negli ultimi giorni due infermiere e un operatore socio-sanitario sono stati aggrediti durante l’attività assistenziale, con una collega costretta ad accertamenti sanitari dopo pugni alla testa. È l’ennesima conferma di una realtà che come sindacato infermieristico denunciamo da tempo: il pronto soccorso è un luogo di lavoro ad alto rischio.

Aggressioni al personale sanitario: una storia che si ripete

Non è bastata nemmeno la sentenza della Corte d’Appello di Ancona, che ha riconosciuto oltre 22.000 euro di risarcimento a un’infermiera aggredita nel 2017.

Quella decisione avrebbe dovuto rappresentare uno spartiacque. Invece oggi ci ritroviamo a raccontare le stesse violenze, gli stessi pericoli, la stessa mancanza di prevenzione.

La violenza in pronto soccorso non è più un’eccezione: è un evento ricorrente, prevedibile, annunciato.

Il pronto soccorso non è un reparto qualunque

Lavorare in pronto soccorso non è un lavoro come gli altri.

È un servizio essenziale, operativo 24 ore su 24, che garantisce risposte immediate ai cittadini e che espone quotidianamente infermieri e OSS a:

 

  • tensioni continue
  • situazioni imprevedibili
  • rischio fisico reale
  • aggressioni verbali e fisiche

Chi entra in servizio deve sapere una cosa semplice: le tutele ci sono, sempre, in ogni turno, di giorno e di notte.

Senza vuoti. Senza scorciatoie.

La sicurezza non può essere occasionale

Come sindacato infermieristico lo diciamo senza ipocrisie:

la sicurezza non può essere affidata al caso, né ridotta a dichiarazioni di principio.

Servono:

 

  • prevenzione vera
  • organizzazione adeguata
  • strumenti concreti di tutela
  • presidi attivi 24 ore su 24

 

La giurisprudenza è chiara: la tutela dei lavoratori è un obbligo, non una concessione.

Il passato lo ha dimostrato. Il presente lo conferma.

 


 

 Infermieri e OSS hanno diritto a lavorare protetti

 

Continueremo a chiedere tutele reali, strutturate e continue, perché la violenza non può diventare parte del lavoro sanitario.

Chi opera in prima linea, ogni giorno, ha diritto a tornare a casa sano.

Questo non è uno slogan: è un dovere morale, giuridico e organizzativo.

Il tempo delle promesse è finito.

Ora servono fatti.

 

 

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